Effetti speciali di Gravity da Framestore, Premio Oscar

Congratulazioni al vincitore del premio Oscar per gli effetti speciali: Framestore.

Lo studio di visual effects che ha lavorato per Gravity ha pubblicato pochi giorni fa un interessante video con il dietro le quinte degli effetti più spettacolari del film e questo articolo è rimasto in attesa perché era molto probabile che l’Oscar andasse appunto a Gravity.

Il film con George Clooney e Sandra Bullock è uno di quelli in cui la parte dei visual effects ha avuto in assoluto il ruolo più essenziale. Basta guardare il video per rendersene conto: ci sono scene in cui vediamo gli attori lievitare nelle loro tute in un set parzialmente ricostruito, ma per la maggior parte del tempo cioè nelle scene spaziali ogni elemento del film, ad eccezione dei volti degli attori, è completamente digitale.

Il video rivela che non sono stati modellati in 3D solo le immagini della Terra lontana e bellissima, gli shuttle, la Stazione Spaziale Internazionale e gli ambienti sconfinati dello spazio, ma persino le tute e i caschi degli astronauti.

Perché sostituire persino i corpi dei protagonisti? Il motivo principale è rappresentato dal cuore del film: la storia dei due astronauti si svolge in assenza di gravità.

Ogni movimento, così come ogni reazione e espressione degli attori, è influenzato da questo elemento. E riuscire a filmare tutto questo ha richiesto anni di studi e preparazione, e la creazione di strumenti appositamente progettati per il film.

Il progetto era partito con un’idea diversa: Tim Webber, il supervisore degli effetti speciali, e il regista Alfonso Cuarón (del quale ricordiamo il terzo film di Harry Potter) avevano condotto vari esperimenti alla NASA per studiare il modo di girare con gli attori veri per la maggior parte delle inquadrature.

L’idea di partenza era quella di riprenderli insieme agli elementi essenziali della scenografia e di ricostruire il resto in post produzione con la classica tecnica della set extension.

Alla fine, però, la soluzione scelta è stata un’altra: togliere laddove possibile ogni elemento reale e ricostruire in 3D praticamente tutto, raccontando un’ora e mezzo di film avendo molto spesso come unico elemento reale le inquadrature dei visi di Clooney e Bullock.

La previsualizzazione

Ma decidere di lavorare in modo così drastico con la cinematografia digitale non significa rendere le cose facili, anzi: significa solo renderle possibili.

Una delle cose più sorprendenti che il video ci mostra è quanto la grafica 3D abbia definito e formato il film fin dalle fasi iniziali.

Gravity non è stato solo realizzato e trattato in post con gli strumenti digitali, ma proprio pensato grazie alla grafica 3D, con un lungo e accuratissimo lavoro di previsualizzazione realizzato da Framestore.

Le immagini che vediamo al minuto 0:16 e 0:23 sono dedicate a questa prima fase, e scopriamo così che, prima del primo ciak, tutto il film era già stato completamente animato con ambienti e personaggi.

Scena per scena, inquadratura dopo inquadratura. È per questo che oggi le riprese di un film sono marginali nel processo produttivo. E sempre per questo motivo il ruolo del montatore è stato molto ridimensionato, o forse sarebbe più esatto dire che è stato spostato, col montaggio che avviene prima ancora di girare qualsiasi cosa.

La pianificazione delle riprese

Dopo questa prima fase, il regista e la squadra di artisti digitali si sono messi all’opera per la pianificazione del lavoro in atmosfera sospesa.

Tecniche di ripresa, strutture, illuminazione: ogni elemento della produzione è stato ripensato per adattarsi a condizioni così straordinarie.

In questa fase la produzione si è affidata agli ingegneri della Bot & Dolly, uno studio specializzato in automazione e robotica per il cinema. A loro è stato affidato il compito di sviluppare strumenti hardware e software avanzati per il motion control.

Collaborando con la troupe sul set, Bot & Dolly ha così sviluppato una serie di piattaforme robotiche per sostenere gli elementi in gioco: un sistema di bracci meccanici ai quali fissare le telecamere, e anelli nei quali posizionare gli attori per girare scene come quella al minuto 2:06, in cui Sandra Bullock fluttua nello shuttle.

I primi test sono stati condotti nel 2011 a San Francisco, quindi staff e strutture hanno preso il volo per Londra.

Le riprese: la Lightbox

E dopo il lavoro di previsualizzazione e la costruzione delle piattaforme robotiche, finalmente il primo ciak.

Per le riprese, realizzate nel quartiere londinese di Soho, Cuaron ha potuto contare su mezzi sviluppati appositamente per il film.

Uno dei più sensazionali è la light box di 10 metri cubi pensata per l’illuminazione delle riprese.

Si tratta di un cubo formato da pannelli con quasi due milioni di LED alle pareti, essenziale per replicare realisticamente la luce della Luna, del Sole e delle stelle, e rendere le sfumature dei colori riflessi dal pianeta Terra.

Il risultato sono le immagini che ammiriamo nel video: scenari mozziafiato e colori vivi per un film che vanta già dieci candidature agli Oscar, tra i quali quella per Best Film Editing, Best Production Design e Best Visual Effects.

Il Gravity’s Lightbox è stato inoltre inserito da Time al terzo posto nella classifica delle 25 migliori invenzioni del 2013.

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